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L’era della scarsità dei micronutrienti

L’era della scarsità dei micronutrienti è il momento storico in cui ci troviamo adesso, ed ha a che vedere con il nostro stile di vita, le nostre abitudini ed il nostro modo di alimentarci. I cambiamenti avvenuti negli ultimi 150 anni hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere, ed hanno introdotto delle novità le cui ripercussioni non sempre sono state positive.

Se analizziamo le statistiche relative all’assunzione di micronutrienti osserveremo che percentuali cospicue della popolazione adulta non raggiungono i livelli di assunzione raccomandata di vitamina D, α-tocoferolo (vit. E), folati, calcio, magnesio e ferro. I bambini e gli adolescenti presentano spesso consumi inadeguati di retinolo, vitamina D, α-tocoferolo, vitamine B6 e B12, folati, calcio, ferro, zinco e magnesio. I dati si riferiscono ai paesi europei.
Negli Stati Uniti, il paese economicamente più prospero al mondo, la situazione non è molto diversa: solo il 43% degli abitanti assume abbastanza magnesio, il 60% abbastanza folati, il 14% abbastanza vitamina E, il 46% abbastanza vitamina A, il 31% abbastanza calcio, l’8% abbastanza potassio.
A livello mondiale è stato stimato che nel 2000 soffrivano di carenze di vitamine e minerali tra i 2 e i 3,5 miliardi di persone, pari al 35-60% del totale.

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Una dieta vegana per controllare il peso

Il sovrappeso e l’obesità sono due manifestazioni della stessa epidemia che coinvolge un numero sempre crescente di persone a livello mondiale. Le statistiche ci mostrano che sono in sovrappeso il 36% degli Italiani, il 23% nel mondo; obesi il 10% degli Italiani, l’8% nel mondo.

Le cause sono molteplici: l’urbanizzazione, lo stile di vita sedentario, il consumo di alimenti molto energetici come gli zuccheri, le bevande zuccherate tipo cola, pane, pasta e riso raffinati, la maggior disponibilità di cibi grassi quali oli, burro, margarina, formaggi ed insaccati, l’abitudine a mangiare fuori casa, il mangiare compulsivamente. A tal proposito sei veda anche “L’era della scarsità dei micronutrienti“.

L’obesità è altro rispetto ad un semplice problema estetico, è un disturbo medico: è infatti uno dei principali fattori di rischio del diabete, delle malattie cardiovascolari e del cancro. Inoltre, una stessa terapia, ad esempio l’uso di un certo farmaco, produce risposte diverse in soggetti obesi e non.

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Una dieta vegana per il cuore

L’alimentazione vegana può essere molto utile nella prevenzione delle malattie legate al sistema cardiocircolatorio. Inoltre sono stati ottenuti numerosi risultati positivi sottoponendo a diete vegane pazienti affetti da malattia coronarica.

Vegetarian-Reduced-Risk-Heart-Disease

Nel 1999 il chirurgo Caldwell Esselstyn riportava che, tra i suoi pazienti, quelli che avevano intrapreso un’alimentazione vegana a basso contenuto di grassi avevano visto migliorare i propri livelli di colesterolo e non avevano avuto nessun problema cardiaco nei successivi 12 anni, a differenza di chi non aveva intrapreso questa dieta. Il dato è ancor più impressionante se consideriamo che gli stessi pazienti avevano già avuto diversi episodi cardiaci (infarti, angina, interventi chirurgici) negli anni immediatamente precedenti all’adozione della dieta vegana [1,2]. Non sorprende quindi il fatto che gli scritti del dr. Esselstyn abbiano ispirato l’ex-presidente statunitense Bill Clinton a diventare vegano [3]. Continua a leggere

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Curare il diabete con la dieta vegana

Il diabete è una malattia la cui incidenza sta aumentando sempre di più, in Italia e nel mondo. Si tratta di una malattia fortemente legata all’alimentazione scorretta, per questo le maggiori istituzioni a livello mondiale (come l’American Diabetes Association, ADA) propongono delle diete “sane” allo scopo di curare, o quantomeno ridurre gli effetti negativi della malattia. Normalmente queste diete includono i derivati animali.

Da diversi decenni alcuni ricercatori studiano le potenzialità delle diete vegane nella prevenzione e nella cura del diabete, ed i risultati indicano che queste si dimostrano più efficaci di quella proposta dall’ADA. Le diete vegane sono capaci di migliorare il controllo glicemico, aumentare la sensibilità all’insulina, riducendo quindi i valori di glicemia, insulinemia ed emoglobina glicata (Hb A1c). Continua a leggere

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Il cambiamento del paradigma, ovvero la scienza riconosce l’alimentazione vegana

scienziato piccolo principe

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un mutamento dell’opinione pubblica nei confronti delle diete vegetariane e vegane.

Similmente si osserva un recente interesse per questi regimi alimentari da parte della comunità scientifica, che negli ultimi anni ha accettato, validato ed in certi casi anche sostenuto gli stili alimentari “plant-based”, cioè che riducono o escludono gli alimenti di origine animale.

La dichiarazione di maggior impatto è stata sicuramente quella espressa dall’American Dietetic Association (ADA) nel 2009 (1). L’ADA è la più grande organizzazione statunitense nel settore della nutrizione; il suo obiettivo è di migliorare la salute pubblica attraverso la ricerca, educazione e la formazione.

Chiamata ad esprimersi sulla validità delle diete vegetariane e vegane, ha pubblicamente esternato la propria posizione ufficiale in un documento il cui incipit recita “Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza, e per gli atleti.” Questo posizionamento ha rappresentato una pietra miliare nell’affermazione dell’alimentazione vegana che, nata in una nicchia, covata nel seno antispecista, osteggiata per decenni da generazioni di dottori, si sta finalmente incamminando verso l’accettazione ed il riconoscimento da parte del pubblico più ampio sia in ambito popolare, sia medico. Continua a leggere