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Insalata agrodolce

Detta anche Spurgamebe o, candidamente, “Depurativa”

La storia della creazione di questo prodigio della nutriceutica è viscerale. Chi passa un lungo tempo nei paesi tropicali non può esimersi dal provare la cucina tipica del posto e sebbene la realtà sia di granlunga più magnanima dell’incubo terrorista che ti prospettano medici e guide turistiche prima di partire, tuttavia sul lungo periodo c’è qualche rischio di essere “battezzati” da uno dei mali più comuni delle latitudini esotiche: le amebe. Si tratta di dei parassiti (v. post) che, in forma di alghe, colonizzano le pareti dell’intestino provocando diarrea a giorni alterni. Niente di drammaticamente sconvolgente, ma dopo qualche settimana la situazione inizia ad essere scomoda ed ecco schiere di medici allopatici pronti ad imbottirti di pilloloni chimicosi… La prima volta ci sono cascato, la seconda no. Continua a leggere

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Sweetdish #2

Questo piatto nasce nella stessa occasione del già descritto Leafy plate. Questa volta si è cercato di unire diversi frutti in modo da creare un piatto estremamente zuccherino. Lo sweetdish è la risposta sana ai desideri di dolci. Piuttosto che abusare di cioccolata o derivati animali, qui si propone una soddisfazione di quei momenti particolari in cui si cerca un dolcetto squisito. Oltretutto lo sweetdish è 100% crudo, a beneficio delle vitamine che non moriranno nella cottura.

Anche qui non mancano le verdure (fibra, micronutrienti) ed una manciata di semi oleaginosi, giusto per arricchire la preparazione con vitamina E, calcio e qualche acido grasso polinsaturo.

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Leafy plate

Questo piatto nasce in una fredda e piovosa estate tedesca, in un incontro naturalista magico, un campeggio senza elettricità, in cui l’acqua si prendeva alla sorgente e si trasportava al campo base a spalla, salendo mezz’ora sulle pendici di una collina, circondati da pascoli e quel che rimane della foresta nera. I canti, le chitarre, i fuochi e le celebrazioni alla luna. Gli incontri, le storie, le magie…

Il raduno era vegano e crudista, e la “cucina” funzionava così: dopo aver disposto i singoli ingredienti su di un telo, dopo le rituali celebrazioni di ringraziamento per il cibo, ognuno prendeva ciò di cui aveva voglia e componeva nella propria ciotola dei mix a seconda dei gusti. Sul telo c’erano principalmente: carote, funghi, broccoli, barbabietole (rapa rossa), semi di girasole, canapa, zucca, legumi fermentati o germogliati come lenticchie, ceci, grano saraceno, avena fioccata, erbe spontanee, lattuga, spinaci, fichi secchi, uva passa, banane, mele, prugne, nocciole…

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