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L’alimentazione vegana equilibrata, tra falsi miti e prevenzione delle carenze

In quest’articolo affrontiamo il tema dei falsi miti relativi alle potenziali carenze di un’alimentazione vegana. Sono molti infatti coloro che temono che un regime alimentare vegano, cioè basato su alimenti di origine vegetale, possa indurre ad assunzioni insufficienti di determinati nutrienti. Quelli più comunemente nominati sono le proteine, il calcio ed il ferro.

Questo luogo comune si deve all’associare tali nutrienti agli alimenti di origine animale come la carne ed i latticini: è vero che i suddetti derivati animali sono gli alimenti più ricchi, ma gli stessi nutrienti si possono trovare anche nel mondo vegetale, ed assumere in modo adeguato con una dieta vegana.

Inoltre il corpo umano è una macchina complessa, in cui non sempre 1+1 = 2. I fabbisogni nutrizionali sono valutati sulla base della fisiologia degli onnivori, ma nel nostro corpo esistono così tante interazioni, in parte conosciute ed in parte sconosciute, che rendono difficile prevedere a priori gli effetti della sostituzione di alimenti animali con alimenti vegetali. I vegani funzionano secondo una fisiologia “diversa”, fatta di miglior assorbimento, miglior efficienza nell’utilizzo e minori perdite di micronutrienti. Continua a leggere

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Una dieta vegana per controllare il peso

Il sovrappeso e l’obesità sono due manifestazioni della stessa epidemia che coinvolge un numero sempre crescente di persone a livello mondiale. Le statistiche ci mostrano che sono in sovrappeso il 36% degli Italiani, il 23% nel mondo; obesi il 10% degli Italiani, l’8% nel mondo.

Le cause sono molteplici: l’urbanizzazione, lo stile di vita sedentario, il consumo di alimenti molto energetici come gli zuccheri, le bevande zuccherate tipo cola, pane, pasta e riso raffinati, la maggior disponibilità di cibi grassi quali oli, burro, margarina, formaggi ed insaccati, l’abitudine a mangiare fuori casa, il mangiare compulsivamente. A tal proposito sei veda anche “L’era della scarsità dei micronutrienti“.

L’obesità è altro rispetto ad un semplice problema estetico, è un disturbo medico: è infatti uno dei principali fattori di rischio del diabete, delle malattie cardiovascolari e del cancro. Inoltre, una stessa terapia, ad esempio l’uso di un certo farmaco, produce risposte diverse in soggetti obesi e non.

Concept of weight loss Continua a leggere

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Una dieta vegana per il cuore

L’alimentazione vegana può essere molto utile nella prevenzione delle malattie legate al sistema cardiocircolatorio. Inoltre sono stati ottenuti numerosi risultati positivi sottoponendo a diete vegane pazienti affetti da malattia coronarica.

Vegetarian-Reduced-Risk-Heart-Disease

Nel 1999 il chirurgo Caldwell Esselstyn riportava che, tra i suoi pazienti, quelli che avevano intrapreso un’alimentazione vegana a basso contenuto di grassi avevano visto migliorare i propri livelli di colesterolo e non avevano avuto nessun problema cardiaco nei successivi 12 anni, a differenza di chi non aveva intrapreso questa dieta. Il dato è ancor più impressionante se consideriamo che gli stessi pazienti avevano già avuto diversi episodi cardiaci (infarti, angina, interventi chirurgici) negli anni immediatamente precedenti all’adozione della dieta vegana [1,2]. Non sorprende quindi il fatto che gli scritti del dr. Esselstyn abbiano ispirato l’ex-presidente statunitense Bill Clinton a diventare vegano [3]. Continua a leggere

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Curare il diabete con la dieta vegana

Il diabete è una malattia la cui incidenza sta aumentando sempre di più, in Italia e nel mondo. Si tratta di una malattia fortemente legata all’alimentazione scorretta, per questo le maggiori istituzioni a livello mondiale (come l’American Diabetes Association, ADA) propongono delle diete “sane” allo scopo di curare, o quantomeno ridurre gli effetti negativi della malattia. Normalmente queste diete includono i derivati animali.

Da diversi decenni alcuni ricercatori studiano le potenzialità delle diete vegane nella prevenzione e nella cura del diabete, ed i risultati indicano che queste si dimostrano più efficaci di quella proposta dall’ADA. Le diete vegane sono capaci di migliorare il controllo glicemico, aumentare la sensibilità all’insulina, riducendo quindi i valori di glicemia, insulinemia ed emoglobina glicata (Hb A1c). Continua a leggere

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Il cambiamento del paradigma, ovvero la scienza riconosce l’alimentazione vegana

scienziato piccolo principe

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un mutamento dell’opinione pubblica nei confronti delle diete vegetariane e vegane.

Similmente si osserva un recente interesse per questi regimi alimentari da parte della comunità scientifica, che negli ultimi anni ha accettato, validato ed in certi casi anche sostenuto gli stili alimentari “plant-based”, cioè che riducono o escludono gli alimenti di origine animale.

La dichiarazione di maggior impatto è stata sicuramente quella espressa dall’American Dietetic Association (ADA) nel 2009 (1). L’ADA è la più grande organizzazione statunitense nel settore della nutrizione; il suo obiettivo è di migliorare la salute pubblica attraverso la ricerca, educazione e la formazione.

Chiamata ad esprimersi sulla validità delle diete vegetariane e vegane, ha pubblicamente esternato la propria posizione ufficiale in un documento il cui incipit recita “Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza, e per gli atleti.” Questo posizionamento ha rappresentato una pietra miliare nell’affermazione dell’alimentazione vegana che, nata in una nicchia, covata nel seno antispecista, osteggiata per decenni da generazioni di dottori, si sta finalmente incamminando verso l’accettazione ed il riconoscimento da parte del pubblico più ampio sia in ambito popolare, sia medico. Continua a leggere

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Osservazioni sull’alimentazione delle classi popolari in Guatemala

Questo post comincia una serie che analizza alcune tendenze osservate in campo alimentare in Guatemala.

Ho vissuto in Guatemala diversi anni, intrattenendo relazioni lavorative e di amicizia con persone di ogni classe sociale. Ho avuto il privilegio di vivere DA DENTRO la vita quotidiana guatemalteca, la condivisione conviviale dei pasti, della spesa settimanale, del lavoro, del denaro, della cultura, dei valori soggettivi e degli altri fattori che determinano le scelte alimentari.

E’ grazie a quest’esperienza diretta che posso apportare il presente contributo, che intende essere una testimonianza viva di ciò che ho avuto il privilegio di osservare e discernere.

Breve introduzione al contesto del paese

Il Guatemala è un piccolo paese dell’America Centrale. La superficie è circa un terzo dell’Italia, il clima tropicale. Gli abitanti (circa 13 milioni) sono discendenti dei Maya, e nel paese si parlano ben 22 lingue indigene. Il colonialismo e la recente guerra civile ne hanno fatto uno dei paesi più poveri dell’America Latina. Più precisamente ha il più basso Indice di Sviluppo Umano (HDI) dell’America Latina dopo Haiti.

Il Guatemala è fortemente suddiviso in classi, su base economica ed etnica. Quando uso il termine “classi popolari” mi riferisco a quella maggioranza della popolazione che vive in condizioni di umiltà, povertà o miseria più o meno accentuata. Vi è poi una ristretta élite di persone più abbienti che ha accesso ad alimenti più costosi.

L’alimentazione della popolazione in Guatemala è basata sul connubio di mais e fagioli, che i Maya coltivano in consociazione da migliaia di anni. L’alimentazione delle classi popolari è in grande misura composta da alimenti di origine vegetale.

gente de maiz

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La sindrome del colon irritabile (IBS) per la letteratura scientifica: cause e guarigione

Torniamo su un tema già trattato: la sindrome del colon irritabile di cui soffre una parte sempre crescente della popolazione (v. Alimentazione per il colon irritabile per dei consigli pratici sui cibi da preferire ed evitare).

I primi campanelli d’allarme venivano suonati già alla fine degli anni ’70, quando diversi studi scientifici iniziarono ad osservare il fenomeno e proposero l’uso della crusca per alleviare i sintomi. Erano gli anni della “rivoluzione verde” (l’introduzione dei fertilizzanti artificiali e dei prodotti chimici nell’agricoltura) e di una progressiva ed inarrestabile urbanizzazione globale. Negli USA come nei paesi in via di sviluppo sempre più persone adottavano uno stile di vita cittadino ed iniziavano ad ammalarsi di quelle malattie tipiche del nuovo ambiente, prima sconosciute.

Il “progresso” ha introdotto alimenti nuovi, come le farine raffinate ed un’abbondanza di zucchero senza precedenti e proprio questi fattori sono stati individuati tra le cause delle perturbazioni intestinali note come IBS. Nella comunità scientifica c’è un certo consenso sui suddetti fattori, mentre ci sono ancora dei dubbi relativi al ruolo del caffè, latticini, grassi animali e grassi in genere, citati come co-fattori da diversi medici.

In questo articolo proponiamo alcuni testi estratti e tradotti dalle pubblicazioni scientifiche sul tema. Si tratta comunque di una breve selezione, visto che la letteratura scientifica sul tema è vastissima. Continua a leggere