Come curare l’amebiasi in modo naturale

Introduzione

Questo post nasce in risposta ad un commento di una lettrice che, scettica sull’efficacia del metodo di cura dell’amebiasi esposto in precedenza, consiglia di non pubblicare “cavolate”. L’amebiasi è la proliferazione, nell’intestino, delle amebe, un parassita tipico dei paesi tropicali e sub-tropicali. La medicina occidentale la cura con i farmaci, e nel mio post anteriore io ho proposto, invece, un metodo naturale il quale è stato rigettato in un commento in calce all’articolo.

A me piacerebbe chiedere alla persona in questione su quali fondamenti basa la propria raccomandazione. Mi piacerebbe chiederle che esperienza ha in campo medico, in particolare nella comprensione della fisiologia e della patologia dell’apparato digerente e degli eventuali parassiti. Mi piacerebbe chiederle soprattutto se il suo severo rimprovero viene dall’esperienza o da una pedissequa ripetizione di qualche manuale accademico.

In questo blog non troverete consigli dati a casaccio, informazioni sommarie, né rassegne mediche senza fonti verificate. Se nel post della ricetta ho scritto che l’insalata si usa per curare l’amebiasi è perché lo so, l’ho fatto e continuo a farlo.

La mia esperienza

Vivo in Guatemala dal 2009 e a metà del 2010 avvertii i sintomi provocati dalle amebe: febbre e nausea il primo giorno, poi gorgoglii nell’addome, gonfiore (gas) e diarrea intermittente, ovvero 2-3 giorni sì e 2-3 giorni no. Provai i rimedi piú disparati: estratto di jacaranda, semi di papaya, sono quelli che ricordo. Non ebbi successo. Dopo un mese e mezzo circa mi rivolsi ad un medico che, dopo un’analisi di laboratorio che confermò il sospetto, mi prescrisse un antibiotico. Come una bomba atomica le pastiglie annichilarono le amebe con tutto il resto del microbiota intestinale. Avevo risolto il problema.

Passarono all’incirca 4 mesi e mi ammalai di nuovo, con gli stessi sintomi. Questa volta non avevo nessuna intenzione di ricorrere all’antibiotico, né alla medicina chimica per “risolvere” un problema che avrebbe potuto ripresentarsi in futuro.

Formulai un ragionamento, un’ipotesi. Se ci sono dei parassiti bisogna: 1) smettere di alimentarli e 2) render loro la vita difficile. Così eliminai lo zucchero dalla mia dieta, ed inventai una ricetta ricca di fibre crude, a base di vegetali duri tagliati in modo da assomigliare ad una scopa che, col passaggio attraverso l’intestino, avesse l’effetto di spazzare via qualsiasi ospite molesto.

Nacquero così la ricetta (descritta anteriormente) e la terapia che, in verità, ha una formulazione molto semplice e che si riporta qui di seguito. Con questa terapia sono riuscito a risolvere il problema tutte le volte che si è ripresentato. Non solo; ho consigliato questa formulazione anche a diverse amiche che in questo modo hanno risolto brillantemente.

Protocollo per la cura dell’amebiasi

Sintomi

Quando le amebe proliferano nel nostro intestino si possono presentare alcuni dei sintomi seguenti:

  • febbre;
  • nausea;
  • gorgoglii nell’addome;
  • gonfiore (gas) e flatulenze, soprattutto dopo un consumo di zuccheri;
  • diarrea intermittente, ovvero 2-3 giorni sì e 2-3 giorni no.

Terapia

Ensalada agridulce

L’amebiasi si cura mediante il consumo di una speciale insalata (detta “spurgamebe”) due volte al giorno prima dei pasti principali, per un periodo di 5-7 giorni.

La “spurgamebe” è stata descritta in precedenza e nella sua formulazione piú semplice è composta da carote e ravanelli grattugiati con una grattugia a fori grandi.

Per variare il sapore dell’insalata si può ricorrere ad una varietà di aggiunte e condimenti, che si possono combinare a piacere a patto di non superare la quantità di carote o ravanelli: devono essere solo delle aggiunte, mentre gli ingredienti principali devono essere le carote ed i ravanelli. Le aggiunte possono essere: olio, sale, limone, arachidi, cipolla, prezzemolo, coriandolo, cetrioli, ecc.

Durante la terapia è obbligatorio sospendere il consumo di latte, latticini e zucchero, zucchero grezzo, mascobado, melassa, miele, dolci, bibite zuccherate, ecc. In realtà l’eliminazione dello zucchero è una buona abitudine a prescindere dall’adozione di questa terapia.

Un giorno tipico di terapia potrebbe essere così:

  • Colazione: opzionale: spurgamebe; frutta, pane con pomodoro, burro di arachidi, caffè senza zucchero.
  • Merenda: frutta.
  • Pranzo: spurgamebe; pasta con fagioli e verdure.
  • Merenda: simile alla colazione.
  • Cena: spurgamebe; minestra di verdure.

Si consiglia di bere abbastanza acqua per contrastare la disidratazione provocata dalla diarrea. Si consiglia di tenere sotto controllo il colore delle urine e bere molta acqua in presenza di un colore più scuro del solito.

Prognosi

Con l’inizio della terapia si osserveranno delle oscillazioni via via meno marcate nella consistenza delle feci. In altre parole prima della terapia si alternano giorni in cui le feci sono compatte, normali; e giorni in cui la diarrea presenta delle feci praticamente liquide.

Con la terapia queste oscillazioni si riducono: durante i “giorni duri” le feci continuano ad essere ottimali; e durante i “giorni molli” scompare la diarrea per dar luogo ad una produzione di feci semi-solide, che possono presentare residui di cibi ancora parzialmente non digeriti.

Nelle feci si potrebbero osservare delle formazioni mucillaginose, che scompaiono con il progresso della terapia.

Coadiuvanti

La terapia può essere affiancata dall’uso di tè medicinali, ad esempio:

  • jacaranda (jacaranda mimosifolia)
  • ruta (ruta graveolens)
  • apazote (dysphania ambrosioides)

Per la preparazione: mettere sul fuoco due bicchieri d’acqua; quando bolle spegnere il fuoco, introdurre i fiori o le foglie, poi coprire con un coperchio. Il tè sarà pronto dopo una decina di minuti.

Le quantitá: 10-15 fiori freschi di jacaranda; 2-3 rametti di ruta; 1 rametto o una decina di foglie di apazote.

Bisogna fare attenzione quando si somministrano ruta ed apazote a donne in gravidanza in quanto, in forti concentrazioni, potrebbero avere effetti abortivi.

Se non funziona

Normalmente la terapia risolve il problema nell’arco di 4-5 giorni.

Tuttavia, a volte si può commettere l’errore di non isolare la causa di infezione: in altre parole ci si sforza di eliminare le amebe presenti nell’intestino, ma si continua ad introdurne di nuove con l’alimentazione. Potrebbe essere a causa di contenitori d’acqua contaminati, condizioni igieniche insufficienti, ecc. Bisogna cercare di analizzare ed eliminare tutte le possibili cause.

Se dopo due o tre settimane i sintomi persistono è necessario ricorrere ad un medico.

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3 thoughts on “Come curare l’amebiasi in modo naturale

  1. Non sono un medico ma per la sua conoscenza la frutta, pane e pomodoro sono alimenti che contengono tanto zucchero e provocano accidità , sono proprio gli alimenti da evitare quando si é aflitti da amebasi , caffè é un altro alimento che irrita lo stomaco e provoca accidità con zucchero o senza da evitare durante le malatie di stomaco o intestinali. Ho avuto l’esperienza con ameba e vi assicuro che le cure naturali con diete senza zucchero ( che sono diverse da questa insalatina ) e riche di fibbre aiutano ma non uccidono del tutto il parasito ci sono altri vari rimedi naturali come neem che combattano le amebe ma ormai anche questo non é sicuro , amebasi trascurata e non totalmente curata é pericolosissima , le amebe si trasferiscono dall’intestino diffondendosdi in tutto il corpo, invadendo fegato, cuore, cervello. Quelli finti medici naturisti che vi propongono di curarla con insalatina agro dolce mettono la vostra vita in grave pericolo. Amebasi non curata può portare alla morte!!!

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  2. La dieta che vi consiglio dovrebbe essere ricca di fibbre e totalmente priva di zuccheri , grassi e latticini, simile alla dieta per i diabetici: niente pane, pasta di farina bianca, niente burro, neanche quello di arachidi, no pomodori, patate, melanzane, no frutta , sopratutto tropicale come mango, banane etc, no al latte e tutti suoi derrivanti!!! no al caffè! bene aglio, zenzero e neem, ma non curano totalmente. Io cerco di evitare l’utilizzo di antibiotico, ma ci sono i casi in cui antibiotico salva la vita.

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