Una dieta vegana per il cuore

L’alimentazione vegana può essere molto utile nella prevenzione delle malattie legate al sistema cardiocircolatorio. Inoltre sono stati ottenuti numerosi risultati positivi sottoponendo a diete vegane pazienti affetti da malattia coronarica.

Vegetarian-Reduced-Risk-Heart-Disease

Nel 1999 il chirurgo Caldwell Esselstyn riportava che, tra i suoi pazienti, quelli che avevano intrapreso un’alimentazione vegana a basso contenuto di grassi avevano visto migliorare i propri livelli di colesterolo e non avevano avuto nessun problema cardiaco nei successivi 12 anni, a differenza di chi non aveva intrapreso questa dieta. Il dato è ancor più impressionante se consideriamo che gli stessi pazienti avevano già avuto diversi episodi cardiaci (infarti, angina, interventi chirurgici) negli anni immediatamente precedenti all’adozione della dieta vegana [1,2]. Non sorprende quindi il fatto che gli scritti del dr. Esselstyn abbiano ispirato l’ex-presidente statunitense Bill Clinton a diventare vegano [3].

L’esperienza di Esselstyn non è un caso isolato: già nel 1989 il dott. Ornish aveva sperimentato un programma salutare composto da una dieta vegetariana unita a degli esercizi fisici: 48 pazienti affetti da malattia coronarica (aterosclerosi) si sottoposero per un anno al programma sperimentale ed ottennero un miglioramento del profilo lipidico, riduzione del peso corporeo ed una sostanziale riduzione degli episodi di angina. Dati i risultati positivi si estese la durata dell’esperimento ai successivi 4 anni, con risultati analoghi [4,5]. Lo stesso team di ricercatori estese poi il programma terapeutico ad un progetto in collaborazione con 8 ospedali statunitensi. I pazienti coinvolti mostrarono notevoli miglioramenti [6].

In questo breve elenco di studi scientifici sull’uso delle diete vegetariane e vegane per la prevenzione e cura delle malattie cardiovascolari occorre menzionare anche i risultati positivi di Jenkins e Barnard. Il primo condusse molteplici studi in cui pazienti cardiopatici ottenevano miglioramenti con diete vegane e con l’ausilio di integratori di fibra psillium, steroli, isoflavoni della soia e semi oleaginosi [7]. I lavori di Barnard si concentravano sui pazienti diabetici: questi riuscivano ad ottenere buoni miglioramenti nel profilo lipidico, e questi miglioramenti sono di aiuto anche ai pazienti cardiopatici [8]. A tal proposito si veda l’articolo “Curare il diabete con la dieta vegana”.

Quali indicazioni si possono trarre da questi studi? I pazienti affetti da malattie cardiovascolari possono ottenere miglioramenti del proprio stato di salute seguendo una dieta vegana a basso contenuto di grassi, preferibilmente a basso carico glicemico, e coadiuvando la guarigione con una moderata attività fisica. Le linee guida per la dieta terapeutica ottimale sono simili a quelle espresse nell’articolo sopra citato “Curare il diabete con la dieta vegana”:

  • evitare i derivati animali; alcuni medici permettono l’uso dei latticini low-fat;
  • evitare i grassi saturi (derivati animali, olio di palma e di cocco, latticini);
  • fare abbondante uso di legumi;
  • è ammesso l’uso di semi oleaginosi (noci, nocciole, mandorle, ecc.) in quanto antiaterogeni e cardioprotettivi;
  • nessuna restrizione sulla dimensione delle porzioni, nè sull’intake energetico; se tra gli obiettivi c’è anche la perdita di peso allora si può introdurre una restrizione dell’intake energetico e/o evitare i grassi aggiunti (oli, noci, semi oleaginosi, avocado);
  • preferire i cibi a basso indice glicemico, quindi fare abbondante uso di frutta, verdure e legumi; sostituire pane, pasta e riso con gli equivalenti integrali;
  • integratore di vitamina B12; altri integratori valutati in base allo stato di salute, sesso ed età del paziente.

Chi avesse intenzione di intraprendere una dieta vegana a scopo terapeutico dovrebbe parlarne con il proprio medico (o dietista) e, qualora fosse necessario, fornir loro la documentazione scientifica che possa aiutare nella formulazione della dieta corretta. Questa documentazione scientifica può essere trovata qui: “Uso delle diete vegane e vegetariane per la cura delle malattie cardiometaboliche”. Inoltre si consiglia di dare un’occhiata anche alla posizione ufficiale dell’American Dietetic Association sulle diete vegetariane per delle indicazioni sulle possibili carenze e come evitarle.

 

Riferimenti

[1] Esselstyn, C. B., Ellis, S. G., Medendorp, S. V, & Crowe, T. D. (1995). A strategy to arrest and reverse coronary artery disease: a 5-year longitudinal study of a single physician’s practice. The Journal of Family Practice, 41(6), 560–8. Retrieved from http://europepmc.org/abstract/med/7500065

[2] Esselstyn, C. B. (1999). Updating a 12-year experience with arrest and reversal therapy for coronary heart disease (an overdue requiem for palliative cardiology). The American Journal of Cardiology, 84(3), 339–341. doi:10.1016/S0002-9149(99)00290-8

[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Caldwell_Blakeman_Esselstyn_Jr.

[4] Ornish, D., Brown, S. E., Billings, J. H., Scherwitz, L. W., Armstrong, W. T., Ports, T. A., … Brand, R. J. (1990). Can lifestyle changes reverse coronary heart disease? The Lancet, 336(8708), 129–133. doi:10.1016/0140-6736(90)91656-U

[5] Ornish, D., Scherwitz, L. W., Billings, J. H., Brown, S. E., Gould, K. L., Merritt, T. A., … Brand, R. J. (1998). Intensive lifestyle changes for reversal of coronary heart disease. JAMA : the journal of the American Medical Association (Vol. 280). doi:10.1097/00008483-199905000-00016

[6] Koertge, J., Weidner, G., Elliott-Eller, M., Scherwitz, L., Merritt-Worden, T. A., Marlin, R., … Ornish, D. (2003). Improvement in medical risk factors and quality of life in women and men with coronary artery disease in the Multicenter Lifestyle Demonstration Project. The American Journal of Cardiology, 91(11), 1316–1322. doi:10.1016/S0002-9149(03)00320-5

[7] Jenkins, D. J. A., Kendall, C. W. C., Faulkner, D., Vidgen, E., Trautwein, E. A., Parker, T. L., … Connelly, P. W. (2002). A dietary portfolio approach to cholesterol reduction: combined effects of plant sterols, vegetable proteins, and viscous fibers in hypercholesterolemia. Metabolism: Clinical and Experimental, 51(12), 1596–604. doi:10.1053/meta.2002.35578

[8] Barnard, N. D., Cohen, J., Jenkins, D. J. A., Turner-McGrievy, G., Gloede, L., Green, A., & Ferdowsian, H. (2009). A low-fat vegan diet and a conventional diabetes diet in the treatment of type 2 diabetes: a randomized, controlled, 74-wk clinical trial. The American Journal of Clinical Nutrition, 89(5), 1588S–1596S. doi:10.3945/ajcn.2009.26736H

 

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3 thoughts on “Una dieta vegana per il cuore

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