7 motivi per cui i prodotti raffinati costano meno di quelli integrali

Tutti ci siamo chiesti: come mai lo zucchero integrale, tipo Mascobado, costa molto di più dello zucchero bianco? Perché il pane a la pasta integrali costano più del pane e della pasta fatti con farina bianca? È un fenomeno che sembra sfidare ogni logica: essendo questi prodotti sottoposti a meno procedimenti dovrebbero essere più economici, non certo più cari.

In questo articolo si spiegano i motivi di questo paradosso.

Economia di scala

I prodotti raffinati vendono di più perché sono esteticamente più attraenti, e costano di meno perché vendono di più

Il pane bianco era durante il secolo scorso appannaggio delle classi sociali più ricche, mentre i poveri mangiavano pane nero (integrale). Questo ha creato il mito del pane bianco come prodotto di lusso. Quando la maggior parte della popolazione ha potuto acquistare farina bianca, lo ha semplicemente fatto. pane bianco e nero Il valore estetico della farina e dello zucchero bianco derivano anche dall’impossibilità di fare creme, cornetti, torte, pasticcini chiari con la farina e lo zucchero integrale: se desideri un certo colore devi usare farina e zucchero bianchi. Ovviamente si tratta di una motivazione che non ha nulla a che vedere con la salute, anzi farina e zucchero raffinati sono dannosi per la salute, ma questa è una verità che sta emergendo solamente adesso, ed anche oggi non sembra essere ampiamente recepita dal pubblico e dall’industria, tantomeno dalle autorità.

Quanto detto fino ad ora spiega l’interesse del grande pubblico verso il prodotto raffinato, ora il secondo passaggio: un prodotto che vende tanto ammortizza i costi di produzione e distribuzione spalmandoli sulla grande quantità, guadagnando margini inferiori su ogni singola unità, ma complessivamente molto maggiori sui grandi numeri. Lo stesso motivo per cui un piccolo produttore o commerciante è costretto a fare prezzi più alti per un prodotto integrale: deve vivere di quel poco che vende. Ovviamente con “poco” mi riferisco al paragone rispetto al mercato dominante.

Ciò significa anche che se l’insieme dei consumatori dell’integrale raggiungesse una “massa critica” per innescare una grande distribuzione dell’integrale probabilmente si raggiungerebbero prezzi paragonabili, se non anche inferiori, a quelli del raffinato.

Shelf life

Alcuni tipi di raffinazione aumentano il tempo di conservazione di un prodotto ?????????????????????????????????????????????????????????????????????? È questo il caso ad esempio della farina di grano: se viene molita con il germe irrancidisce dopo poche settimane. Per questo durante il processamento siseparano: la crusca per motivi estetici, il germe per aumentare la durata del prodotto finito. Il germe è ricco di sostanze nutritive come acidi grassi, sali minerali, vitamine del gruppo B e tocoferoli (vit. E), che si perdono con la raffinazione.

Se il tempo di conservazione aumenta diminuiscono i costi della logistica: capannoni, trasporto, eccedenze da buttare, ecc.

Così ne usi di più

Alcuni prodotti una volta raffinati richiedono un uso maggiore, quindi comportano maggiori vendite per il produttore

È questo il caso del sale: il cloruro di sodio allo stato puro insaporisce molto meno del sale integrale.

Così vendono di più

Alcuni prodotti raffinati possono essere usati in una serie di modi prima preclusi al prodotto integrale

È questo il caso dello zucchero, oggi onnipresente nei prodotti processati, non solo dolci: anche salse, condimenti, snack, ecc. Lo zucchero è un conservante, pertanto può essere incluso in un condimento e fungere sia da conservante che da insaporitore, creando una dipendenza, o affezione ad un determinato prodotto. Facciamo un esempio: creo una salsa tipo ketchup. Se usassi lo zucchero integrale avrei un prodotto scuro, mentre lo zucchero bianco si aggiunge alla ricetta senza alterare il colore. In più avrò una salsa saporita che sarà preferita dal consumatore rispetto alle altre. Dal punto di vista del produttore di zucchero, questi può estendere il proprio mercato non più solamente ai produttori di torte e biscotti, ma anche salse e condimenti.

Resa maggiore, qualità minore

È questo il caso degli olii. Facciamo l’esempio dell’olio di oliva. La premitura con mezzi meccanici estrae solo una parte dell’olio, che prende la dicitura “vergine” o “extra-vergine”. Per estrarre il resto dell’olio si usano dei solventi chimici, come l’esano. Questi solventi devono essere successivamente separati dal prodotto, che viene anche raffinato, decolorato, deodorato, winterizzato.

Il prodotto così ottenuto è un recupero di quella parte d’olio che sarebbe stata altrimenti scartata, inoltre è molto più povero di nutrienti. È insomma di qualità inferiore e per questo ha un prezzo minore. Alcune fonti riferiscono anche i timori per la presenza di residui dei prodotti chimici usati per la raffinazione.

Mercato di consumatori attenti

Questa è una motivazione perversa, ma purtroppo presente in alcune nicchie. Il ragionamento è questo:

Offro un prodotto migliore quindi lo faccio pagare di più

Gli acquirenti dell’integrale, così come del biologico, sono persone attente alla propria salute, generalmente di classe sociale medio-alta e di livello di istruzione superiore. Sono quindi disposti a pagare qualcosa in più per avere un prodotto migliore. I venditori lo sanno e per questo a volte ne approfittano, stabilendo dei prezzi artificialmente alti semplicemente perché trovano un mercato disposto a comprare quei prodotti a quei prezzi.

Dipendenza indotta

Il consumo di prodotti raffinati provoca dipendenza, quindi maggiori vendite

Diversi studi hanno trattato il tema degli effetti psichici e biochimici del consumo di farine raffinate, zuccheri e grassi, arrivando a parlare di una vera e propria dipendenza simile a quella prodotta dalle sostanze oppiacee.

In questa chiave al produttore converrebbe raffinare se così facendo si creano consumatori-dipendenti che saranno indotti ad ingurgitare enormi quantità di prodotto. Ricordiamo che siamo nel mezzo di un’epidemia di obesità, sindrome metabolica ed altre malattie provocate da un’alimentazione eccessiva. food addiction Infine un’ulima nota – e qui ci rifacciamo a quanto espresso prima nel paragrafo “Così ne usi di più”. Il problema odierno non è la scarsità di un bene, bensì la sovrapproduzione: in altre parole produciamo molto di più rispetto a quanto riusciamo a mangiare ed il rischio – dal punto di vista dei grandi produttori – è quello di rimanere con merci invendute. Se trovano un modo per impiegarle e venderle hanno fatto centro: se riescono a raffinarle ed indurre dipendenza otterranno un consumo molto maggiore. Anche se il margine per unità di prodotto si abbassa, nel complesso riescono a smaltire (cioè vendere) molto più prodotto. Come si ottiene tutto ciò? Riducendo i micronutrienti tramite raffinazione e costringendo i consumatori a desiderare maggiori quantità di prodotto per ottenere gli apporti normali.

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3 thoughts on “7 motivi per cui i prodotti raffinati costano meno di quelli integrali

  1. Questi “7 motivi” fanno a pena alla società moderna, che fa insegnare alla gente di consumare le cose RAFFINATE, perche una volta la industria alimentare é stata modernizzata, per lo sbaglio della scienza, a produrre I PRODOTTI PRIVI DELLA FIBRA, perche pensavano che era inutile per nostro organismo e viene scartata dal esso . Invece PROPRIO DI FIBRA CHE SI CIBANO I BATTERI BUONI DEL NOSTRO INTESTINO, CHE SONO RESPONSABILE DELLE DIFESE IMMUNITARIE DEL NOSTRO CORPO. Ma la industria alimentare rimasta la stessa. E adesso CI PRENDONNO PIU I SOLDI PERCHE SI FANNO ARRICCHIRE I PRODOTTI RAFFINATI DELLE SOSTANZE ESTRATTI DURANTE RAFFINAZIONE. Il mondo nostro è da matti! IL PROFITTO VA AVANTI OGNI COSA RAGIONEVOLE !

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  2. Grazie per l’articolo…cmq l’industra non sa che esistono i negozi etnici ovviamente gestiti da persone di altri paesi…all’inizio mi hanno guardato male ma poi sono diventato loro amico e lí trovo cereali integrali ed altre cose interessanti a prezzo più basso come dovrebbe essere…ve li consiglio..

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