Conclusioni e proposte

Con questo post si conclude la serie cominciata nell’articolo Il mondo tra vent’anni. Si tratta di un’analisi dei trend socio-energetici ed alimentari, ed una formulazione di ipotesi relative al prossio futuro.

Questo capitolo trae le conclusioni da quanto esposto in precedenza e formula alcune possibili strategie per rispondere alle problematiche presentate.

Conclusioni

Quanto detto fino ad ora delinea un quadro caratterizzato da grandi cambiamenti. I prossimi vent’anni saranno decisamente diversi dagli ultimi vent’anni (1). La dipendenza della nostra struttura sociale da una risorsa in esaurimento metterà a dura prova la nostra capacità di adattamento, i nostri valori, la nostra capacità di organizzazione, la nostra sensibilità verso la tutela dell’ambiente che ci circonda e la nostra empatia verso popolazioni che non hanno voce. L’unico dato certo è che le cose stanno per cambiare. Il modo in cui cambieranno è in parte nelle nostre mani, in parte fuori dal nostro controllo.

bivio_ecologico

I trend fisici e macroeconomici delineano un terreno di base, una scacchiera e delle regole del gioco, mentre il risultato finale è lasciato all’arbitrio collettivo umano. Dalle nostre scelte collettive – come specie umana – di deforestazione, cambiamento dell’uso della terra, redistribuzione, riduzione dei consumi, degli sprechi, tutela delle classi economiche svantaggiate, abbandono o riforma del sistema economico attuale dipende in grande misura il benessere umano e planetario nel prossimo futuro.

Gli scenari possibili sono diversi, dal più catastrofico al più idilliaco.
Nel peggiore, la deforestazione annichila la capacità del pianeta di mantenersi vivo, eliminando quindi le condizioni biofisiche che permettono la vita sul pianeta.
In un altro scenario assisteremo alla “semplificazione” della biodiversità del pianeta: i milioni di specie di esseri viventi che esistono oggi lasceranno il posto ad un mondo fatto di monocolture estensive, assenza o scarsezza di aree vergini, boschi primari, selva tropicale; un mondo in cui la palma africana domina le terre emerse per mantenere il nostro stile di locomozione; in cui una sola varietà di mais, soia, riso e grano viene coltivata su ettari ed ettari di terra; in cui 3 varietà di mele e pere hanno estinto la varietà contadina di un tempo; in cui sono sconosciuti gli alimenti tradizionali (tanto per fare qualche esempio relativo all’Italia: fave, cicerchie, susine, cachi, fichi, orzo, miglio, castagne, nocciole, ecc.)
Nello scenario migliore la presa di coscienza, che negli ultimi anni ha accelerato parecchio, si diffonderà più velocemente delle conseguenze negative e riusciremo a decrescere e preservare gli ecosistemi del mondo.

Anche dal punto di vista umano è difficile stimare a quante persone verrà a mancare l’acqua, la terra, gli alimenti, la vita. Ciò che è certo è che nella misura in cui rimarremo vicini ad un sistema economico basato sul profitto è difficile che si raggiunga una redistribuzione sufficiente alla sopravvivenza, soprattutto in mancanza dei diritti – individuali o collettivi – ai mezzi di sussistenza e benessere che sono alla nostra portata e che vengono spesso calpestati.

Ci troviamo dunque davanti ad un doppio conflitto: il primo aspetto è quello del sistema economico che opprime il pianeta in senso ecologico e di sostenibilità; il secondo è del sistema economico che trascura le classi povere globali e le priva dei mezzi necessari per la sopravvivenza.

Indicazioni per la sopravvivenza umana

Il picco del petrolio riduce lo spazio d’azione per il miglioramento delle condizioni umane; tuttavia le risorse sono ancora sufficienti se l’accesso è garantito a tutti. In questo senso la “partita” che si gioca è quella tra “corruzione” e “democrazia” o, per usare concetti meno astratti ed immagini più concrete, tra oligarchie militarizzate ed una società dei diritti.

seguridad_privada

Il declino della società industriale e meccanizzata attribuirà un peso crescente alla manodopera e al lavoro umano ed animale. In assenza di regole e diritti gli abusi sul campo lavorativo e sociale portano ad una società militarizzata, in cui pochi latifondisti esercitano un potere totalitario su una maggioranza di cittadini-sudditi. Sono un esempio le condizioni schiavistiche nei campi di canna da zucchero o banane nei paesi tropicali.
In condizioni di forte disuguaglianza tra esseri umani, in una società in cui i beni essenziali hanno un prezzo, le fasce più disagiate sono le prime ad essere escluse da un mercato di beni essenziali con prezzi crescenti.
Per contrastare questa tendenza occorre un regime (giuridico e di fatto) in cui sono garantiti i diritti umani, ossia l’insieme delle condizioni di fatto necessarie per la vita ed il benessere. Le maggiori priorità sono pertanto:

Diritto alla terra. Vi sono paesi in cui l’1% delle famiglie possiede il 70% delle terre; in cui l’assenza dei mezzi di sussistenza conduce i contadini senza terra all’emigrazione verso la città, l’emigrazione in paesi stranieri, il lavoro stagionale, l’occupazione di aree protette e terre marginali, o la morte. In tali paesi è necessario lavorare per eseguire una riforma agraria.

Diritto all’acqua. Succede spesso che grandi latifondisti agro-esportatori modifichino il corso dei fiumi per irrigare le proprie coltivazioni di banane, ananas, canna da zucchero, prodotti che saranno poi esportati per il profitto di una sola famiglia.
Allo stesso tempo è frequente il fenomeno della privatizzazione dei servizi idrici, con la conseguenza dell’esclusione dalla fruizione di quei quartieri, paesini e regioni indigenti con minore potere d’acquisto.

Espropriazioni indennizzate. La legge non fa quasi mai gli interessi dei più poveri, specialmente quando si tratta di contadini senza accesso all’educazione, senza facoltà economiche e senza tutela legale. I megaprogetti (centrali idroelettriche, coltivazioni estensive, strade) sono spesso fonte di abusi come sfratti violenti, furto di terre con compravendita più o meno irregolare. Mentre le espropriazioni per interessi privati dovrebbero essere proibite, quelle per interessi collettivi dovrebbero essere adeguatamente risarcite.

Diritto alla salute. Oltre all’istituzione di un sistema sanitario pubblico il diritto alla salute si riferisce anche al diritto ad un ambiente sano. Servono infatti gli strumenti giuridici che proteggano i cittadini dalle corporazioni transnazionali minerarie (contaminazione del suolo, delle acque) e agroalimentari (sicurezza sul lavoro relativamente all’uso di prodotti chimici, uso – in fase di produzione e lavorazione – di procedimenti dannosi per la salute, commercializzazione di alimenti, additivi e farmaci nocivi).

Misure che mitigano ed invertono gli impatti negativi per l’ambiente

Occorrono politiche pubbliche nel campo della sostenibilità e decrescita, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale dell’attività antropica senza diminuire il tenore di vita.

latifondo

Riforma della PAC (politica agricola comune) europea, con eliminazione immediata dei sussidi all’allevamento, e riduzione progressiva di quelli all’agricoltura.
In tempi di crisi non ci possiamo permettere di finanziare con soldi pubblici un consumo di lusso, come quello della carne, soprattutto se lo stesso ha conseguenze deleterie per il pianeta.
Quanto all’agricoltura occorre interrompere il dumping che sta eliminando le varietà tradizionali (e più resilienti) a cambio di una dipendenza da prodotti fragili e suscettibili alle variazioni dei prezzi dei fertilizzanti.

Investimenti e riforme nel campo dei trasporti. Politiche atte a favorire i trasporti pubblici e collettivi a scapito di quelli privati. Idem con l’incentivo del trasporto merci su rotaia e su nave a scapito di quello aereo e su gomma.

Promozione dei mercati rionali, della filiera corta, delle varietà tradizionali, dei piccoli produttori, del km 0 (consumo locale), dell’agricoltura biologica.

Campagne di educazione ad un’alimentazione corretta e sostenibile, nelle scuole e sui mezzi di informazione: alimentazione sana, impatto della carne, importanza del consumo locale, dei prodotti di stagione, delle colture tradizionali, degli alimenti non raffinati, non ibridi, non “globalizzati” (grano, mais, soia di una sola varietà, quindi monocolture, normalmente meccanizzate, con forte uso di prodotti chimici, appannaggio di poche grandi corporazioni).

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Tassazione della pubblicità. Responsabile della promozione di comportamenti antisociali e insostenibili quali il consumismo, la promozione di desideri di acquisti non necessari e al di sopra delle capacità di sostenibilità del pianeta, la pubblicità è il principale promotore del disastro ecologico odierno. Fomentando modelli culturali orientati alla superficialità, l’apparenza e l’ostentazione, non solo forma la nostra cultura degli acquisti che hanno ripercussioni negative, crea anche le nostre gabbie mentali che ostacolano la promozione di un mondo più sostenibile. É pertanto civicamente legittimo punire con una tassazione tale comportamento antisociale ed investire i proventi in campagne di educazione e in tecnologie sostenibili.
Per un’ulteriore legittimazione della tassazione si veda l’esempio storico dell’industria del tabacco: al giungere alla conoscenza che il fumo di sigaretta produce cancro non solo ne è stata proibita la pubblicità, si è anche imposta una tassazione straordinaria del prodotto, volta a compensare i danni economici ed il carico addizionale sul sistema sanitario pubblico.

Nuova architettura ed urbanistica; rimodulazione di case e città in senso sostenibile, promozione dell’efficienza energetica, degli orti urbani, delle colture tradizionali.

Ripubblicizzazione dei servizi essenziali, come servizi idrici e trasporti ferroviari, con l’obiettivo di assicurare una fruizione a prezzi accessibili per tutti, ossia alternative a buon mercato al trasporto privato meno sostenibile.

Regolamentazione stretta del settore privato sensibile, a tutela del cittadino e dell’ambiente: settore agroalimentare (semi geneticamente modificati, additivi chimici nella produzione e lavorazione industriale), prodotti chimici al consumo, generazione e distribuzione di energia elettrica (promozione delle fonti sostenibili e della micro-produzione).

Quanto al settore agroalimentare si può arrivare a considerare la biodiversità un interesse nazionale e prendere i provvedimenti necessari per tutelarla quali, ad esempio: banche di semi di Stato, restrizione o tassazione dell’uso di semi brevettati, ibridi o geneticamente modificati, scioglimenti o ritiro della licenza delle multinazionali che controllano i semi, invalidazione dei brevetti dei semi tradizionali, promozione della sovranità alimentare attraverso l’istituzione di vivai di alberi da frutto di Stato sussidiati, accompagnati da corsi per la cura degli alberi da frutto.

biodiversidad

L’ambito micro, l’azione personale

Se i suggerimenti esposti sopra sono pensati per la costituzione di campagne volte all’approvazione dei provvedimenti da parte delle amministrazioni (locali, nazionali o regionali), si noterà che ognuno di essi ha un corrispettivo nell’azione individuale: senza aspettare la comprensione e l’azione del sistema dei partiti, delle autorità, consapevoli che il vero cambiamento risiede nella cultura popolare, nel sentire comune, nella formazione della nuova cultura ecologica e tollerante, possiamo, anzi dobbiamo, iniziare noi stessi la pratica quotidiana dei cambiamenti che chiediamo ad un pubblico più grande.

Così l’adozione di uno stile di vita sostenibile passa attraverso la scelta mirata dei nostri consumi, la riduzione degli stessi, il riutilizzo dei materiali, la scelta di un’alimentazione vegetariana, l’educazione popolare fatta ai familiari, ai figli, al contesto di quartiere, alla comunità locale, la trasformazione dell’ambiente abitativo e urbano in favore di soluzioni favorevoli dal punto di vista energetico e dell’autoproduzione alimentare.

Oltre al consumo critico, la cui nozione è ormai decennale, è l’ora di introdurre anche il concetto di lavoro critico, in cui ci si chiede se la nostra attività lavorativa è benefica per le persone e l’ambiente, è semplicemente neutrale, finge di fare del bene, o produce deliberatamente danni al prossimo e al pianeta.

La grande crisi che si apre davanti a noi, nella sua doppia faccia di pericolo ed opportunità, è un grido a dar spazio alle potenzialità socio-ecologiche della cultura umana. Ogni azione avrà un effetto.
Nell’era post-picco del benessere è urgente creare la nuova cultura della condivisione, pertanto non abbiamo timore di adottare scelte sostenibili, non abbiamo timore di spiegare le ragioni di tali scelte.

Note

(1) http://www.peakprosperity.com/crashcourse

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One thought on “Conclusioni e proposte

  1. Pingback: Cause e conseguenze della deforestazione | La Cucina Dei Briganti

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