Le classi geo-sociali più colpite

Con questo post si continua la serie cominciata nell’articolo Il mondo tra vent’anni. Si tratta di un’analisi dei trend socio-energetici ed alimentari, ed una formulazione di ipotesi relative al prossio futuro.

In questo capitolo si cerca di proiettare degli scenari plausibili in tre diversi contesti: aree urbane e rurali dei paesi poveri, aree urbane dei paesi ricchi.

Le classi geo-sociali più colpite

Le persone più colpite dai grandi cambiamenti a venire saranno i poveri tanto del “Sud del mondo” (aree urbane in primis, ma anche rurali) quanto quelli del “Nord”. In un mondo in rapida trasformazione come il nostro, anche prevedere “chi sarà povero” è parte del tentativo di previsione di questo documento.
Volgeremo ora lo sguardo alle tre realtà menzionate.

Aree urbane dei paesi poveri

Le classi sociali agiate dei paesi poveri non soffriranno grandi problemi in quanto la loro facoltà economica gli permette di accedere comunque a beni e servizi la cui scarsità, dovuta all’aumento dei prezzi, intacca forse il tenore di vita ma non la possibilità di sopravvivenza.

brasil_slum

Quelle che soffriranno il maggior impatto saranno le classi più povere, fortemente suscettibili alle variazioni economiche e ambientali. Esse saranno colpite dai cambiamenti relazionati alla produzione agricola industriale: aumento del prezzo dei fertilizzanti, diesel per i trattori e per il trasporto dalla campagna alla città. Ciò provocherà un aumento dei prezzi degli alimenti del paniere elementare e la conseguente difficoltà di approvvigionamento.

La dieta della maggior parte degli abitanti dei quartieri poveri è già adesso molto povera di frutta e verdura (prodotti perituri) e si basa su prodotti secchi facilmente conservabili: cereali (riso, mais, pasta, pane), legumi e cibi processati industrialmente. Il prezzo di questi alimenti è fortemente influenzato dalla disponibilità di petrolio e l’aumento del prezzo delle materie prime mette in serio rischio la capacità di approvvigionamento, con conseguente esposizione a denutrizione calorica, proteica e/o malnutrizione.

Inoltre le stesse ristrettezze economiche della popolazione, unite alla mancanza di educazione e conoscenza, la portano alla scelta di ingredienti economici di scarsa qualità: poche verdure fresche, prevalenza di cereali raffinati (farine bianche), semi ibridi e OGM di alto rendimento e scarso valore nutrizionale, prodotti processati e confezionati industrialmente, oli di scarsa qualità (palma, margarine), alto consumo di zuccheri attraverso bevande zuccherate (si veda a proposito Osservazioni sull’alimentazione delle classi popolari in Guatemala e L’era della scarsità dei micronutrienti).

Comida_callejera

Le conseguenze di questo tipo di alimentazione sono un aumento della percentuale di persone in sovrappeso, obese, diabetiche e con problemi cardiovascolari. Le deficienze di fibre e vitamine hanno anche le loro ripercussioni in termini di salute.

Ci si può chiedere se la recente epidemia di obesità abbia conseguenze a livello geosociale in quanto a: dipendenza dai mezzi di trasporto, scelta del modello urbano, preferenze e attitudini avverse ai lavori faticosi.

Un altro fattore che ha un ruolo importante è il collasso del dollaro (insolvenza degli Stati Uniti, fine del dollaro come moneta di scambio e riserva internazionale, stagnazione economica mondiale). Tale evento avrà ripercussioni sul potere d’acquisto dei paesi come il Messico e l’America Centrale in cui le rimesse giocano un ruolo importante dell’economia. La disoccupazione avrà serie ripercussioni sulle famiglie che hanno membri che lavorano negli Stati Uniti: esse vedranno notevolmente ridotto il proprio potere d’acquisto.
Il collasso avrà effetti anche indiretti al venir meno del traino economico degli Stati Uniti e dell’indotto commerciale e occupazionale che produce nel resto dei paesi del mondo.

La fine del petrolio nei quartieri poveri del sud (slums, barrios o favelas a seconda del termine preferito per identificarli) ha svariate conseguenze. Se pensiamo alle tecniche di cucina, mentre un abitante di una zona rurale ha più disponibilità di materiali combustibili naturali e molte famiglie sono abituate a cucinare con legna, gli abitanti delle zone urbane non sempre hanno questa disponibilità. Possiamo immaginare scenari in cui si fa un uso crescente di materiali di scarto, come rifiuti plastici, per alimentare il fuoco.

Possiamo aspettarci una notevole riduzione del traffico veicolare, dovuto alle condizioni economiche, al rincaro dei combustibili e delle autovetture.
D’altro canto è da aspettarsi un aumento notevole dell’uso dei trasporti pubblici (sovraffollamento).

É plausibile che un numero via via crescente di abitanti delle periferie urbane cerchi di produrre alimenti nella propria casa e patio, con l’installazione di orti domestici ed urbani. L’immaginazione di una comunità ben organizzata dal punto di vista dell’autosufficienza alimentare può portarci ad immaginare la rimozione del manto stradale nella maggior parte degli isolati che oggi sono percorsi da autovetture private.

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Aree rurali dei paesi poveri

Con la pressione crescente per l’accaparramento delle terre da destinare a produzioni energetiche (biocombustibili, dighe per centrali idroelettriche) ed il secolare sfruttamento delle terre per produzioni coloniali (quali canna da zucchero, caffè, banane, ananas, ecc.) il contadino del Sud del 3° millennio si scontra con diverse forze che mettono a repentaglio la sua sicurezza e stabilità.

Molte persone perderanno la terra a causa di espropriazioni non indennizzate, vendite forzate sotto minaccia di morte. I più esposti sono contadini poveri, analfabeti, senza scritture regolari che accertano la proprietà legale delle terre che coltivano da generazioni, magari indigeni che non parlano la lingua in cui sono scritte le leggi, proprietari di terreni appetibili, in valli i cui fiumi non hanno stagione secca o in pianure nelle cui vicinanze si stanno espandendo latifondisti grazie ai business della palma africana, della soia OGM o della canna da zucchero. (v. paragrafo Il modello agro-estrattivista nel Sud del mondo)

justicia

Molti diventeranno braccianti e si rifugeranno nei mesi senza lavoro in qualche tugurio in città, costruito con lamiera alle pendici di un burrone, altri occuperanno terre boscose sulle pendici di una montagna, e pianteranno mais su terreni quasi verticali. Altri viveranno tranquilli, ed altri si organizzeranno per resistere collettivamente come hanno sempre fatto.

Aree urbane dei paesi ricchi

Le osservazioni relative alle aree urbane dei paesi ricchi sono in una certa misura analoghe a quelle per i paesi poveri, con le dovute differenze. Le classi alte non soffriranno cambiamenti eccessivamente scomodi, mentre quelle basse affronteranno difficoltà legate all’aumento del prezzo degli alimenti, al peggioramento della qualità, e tali difficoltà saranno presumibilmente di misura inferiore rispetto agli abitanti delle favelas del Sud.

Quanto alle classi medie vedranno diminuire il proprio tenore di vita di una misura molto incerta e che dipende da fattori intuibili i cui sviluppi sono sconosciuti e che si analizzano qui di seguito.

Il furto di capitali da parte delle banche, l’indebitamento dei paesi industrializzati (chiamato ufficialmente “salvataggio”), i tagli alle spese sociali stanno provocando l’erosione della classe media, che è quella che abita le aree urbane dei paesi ricchi.

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La creazione – accidentale o intenzionale – di un “Sud” europeo (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda) sta creando regioni di povertà relativa, attutita dalle misure sociali (pensioni, impieghi pubblici, servizi medici ed educativi accessibili) di cui ancora disponiamo ma che sono messi a repentaglio dai progetti di privatizzazione e liberalizzazione degli ultimi anni. Il Sud europeo, o l’Europa a due velocità, rappresenta una polarizzazione del tenore di vita, una frattura dei consumi, del benessere e dei diritti, le cui conseguenze possono essere le più disparate: legalizzazione di alimenti “di seconda classe” per il Sud, con soglie più alte di residui di pesticidi, OGM, antiossidanti, ecc.; migrazioni interne; centralizzazione dello sviluppo economico e dei lavori disponibili; privatizzazione dei servizi essenziali, invasione di compagnie straniere, fuga di capitali e impoverimento della popolazione del Sud europeo. In altre parole ciò che succede nel Sud del mondo potrebbe estendersi alle “terre di mezzo” dell’Europa mediterranea.

D’altro canto la crescente industrializzazione di paesi come Cina, India, Brasile, Messico ed altri sta creando nuove classi sociali in grado di competere per il consumo di prodotti e risorse globali: biocombustibili e minerali.

Come già detto l’entità di tali cambiamenti è difficilmente prevedibile in quanto molto dipende dalle politiche dei governi, dalle rivendicazioni sociali dei cittadini e dallo stile di vita che questi sceglieranno di adottare.

Nuove migrazioni interne?

In base a ciò che è stato detto è difficile determinare quali nuovi flussi migratori si determineranno all’interno dei paesi.

Se durante il secolo scorso abbiamo assistito a massicce migrazioni interne in tutto il mondo dalle campagne alle città, per sapere cosa succederà nel futuro dovremmo chiederci: come sarà la percezione del tenore di vita per la gente della campagna e della città nel futuro?

La città ha offerto una vita più agiata, consumi più alti, istruzione e servizi più accessibili; ma queste caratteristiche stanno per cambiare a causa dei trend esposti finora.

… e le conseguenze

Ciò che è certo è che se le persone sceglieranno l’opzione rurale ci sarà probabilmente un miglioramento della situazione in termini di sostenibilità ambientale, per quanto in realtà la differenza è fatta dallo stile di vita e di consumi. Nonostante siano entrambi abitanti non-urbani non c’è confronto – in termini di impatto ambientale – tra un abitante borghese statunitense che vive nei suburbi di San Francisco e che spende la propria vita spostandosi in SUV tra il lavoro downtown, il mall e la villetta unifamiliare, e un contadino Maya Quiché di Nebaj, Guatemala.

campesino

In assenza di politiche di redistribuzione delle terre l’opzione rurale produce una pressione sull’utilizzo delle aree protette da parte di nuovi contadini senza terra.

D’altro canto se la scelta sarà preponderantemente per l’opzione urbana è molto difficile che si raggiunga una sostenibilità a livello planetario: a causa dello stile di vita intrinseco delle città, della dipendenza dagli alimenti trasportati dall’esterno, la maggiore quantità di rifiuti, lo stile di vita relativamente più notturno, i maggiori consumi materiali ed energetici, la maggiore incidenza di alimentazione in strada (fast food), che ha come conseguenza il maggiore consumo di carne.

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Questo articolo continua qui: Cause e conseguenze della deforestazione

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2 thoughts on “Le classi geo-sociali più colpite

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