Il mondo tra vent’anni

Inizio con questo post una serie che vuole affrontare un tema spinoso e delicato: le conseguenze sociali ed ecologiche del picco del petrolio.

Lo scritto prende il titolo da un’espressione usata da Chris Martenson, PhD e MBA in economia, nella sua serie di video divulgativi relativi al picco del petrolio, demografia, debito e sovranità nazionale (v. Crash Course). Dice Chris “I prossimi 20 anni saranno molto diversi dagli ultimi 20 anni” ed ha estremamente ragione. Siamo in una fase delicata, una svolta epocale che segna un prima ed un dopo nella storia umana degli ultimi due secoli, o forse anche più. Il perchè lo capiremo nel corso del mio articolo, in cui ho voluto unire l’analisi dei trend economici ed energetici con la mia esperienza diretta nei paesi del Sud del mondo, a stretto contatto con sindacalisti contadini, fasce disagiate, storie quotidiane e storie che, invece, noi in Europa non possiamo neanche immaginare. La cosa più drammatica di una società piramidale come la nostra è che chi sta in alto non ha la minima idea di ciò che succede in basso, così come non sappiamo da dove vengono le nostre magliette, chi le ha fatte, in che condizioni ha lavorato, non sappiamo chi ha coltivato il nostro caffè, ecc. Non si tratta di tracciabilità, si tratta di sudore.

 

cosecha_cafe

La raccolta del caffè, sud del Messico

Il picco del petrolio

Anni fa, quando ancora il picco del petrolio era un’ipotesi teorica, avremmo semplicemente detto che la nostra economia dipende da una risorsa non rinnovabile. Ora, col superamento del picco, la crescita dei consumi e l’inizio dei primi effetti del “grande cambiamento” la stessa affermazione assume toni più aspri, più crudi e reali e si trasforma in: la nostra intera organizzazione sociale dipende da una risorsa in esaurimento.

trattore

Questa dipendenza, piuttosto che mettere a repentaglio la sopravvivenza dell’economia nel breve periodo, determinerà la capacità di consumo e lo stile di vita delle diverse classi sociali su scala nazionale e globale.

Il modello agro-estrattivista nel Sud del mondo

Con il progressivo aumento del prezzo del crudo e con l’adozione da parte di molti paesi del “Nord del mondo” di politiche volte a sostituire progressivamente l’uso di fonti fossili con fonti rinnovabili quali i biocombustibili, si sta osservando una pressione e competizione crescente per l’uso della terra nei paesi del “Sud del mondo”, dove la terra è fertile, relativamente economica, e la produzione di biocombustibili incontra condizioni ottimali.
Diverse ONG e istituzioni internazionali denunciano l’attuale ritorno a modelli agro-estrattivisti, spesso accompagnati da regimi militari e uso della violenza di stato a tutela dell’agro-business (1). Un altro termine utilizzato per indicare lo stesso fenomeno è “land grabbing”.

Uno sfratto violento in Guatemala

Uno sfratto violento in Guatemala

In molti paesi si osserva un profondo ed esteso cambiamento dell’uso della terra e un aumento sostenuto della superficie di terra destinata alla coltivazione della palma africana, canna da zucchero per etanolo ed altri biocombustibili (2).

I problemi non risolti legati alla proprietà della terra, la concentrazione della stessa nelle mani di pochi, l’accaparramento della terra per la produzione di biocombustibili, fanno sì che in futuro ci sarà una maggiore esposizione a conflitti di terra. Tali conflitti saranno mediati dal substrato antropico-politico attraverso riforme agrarie, o sfoceranno in repressioni violente ai danni di contadini senza terra. Tali contadini troveranno un’uscita nell’occupazione di terre marginali (aree protette, aree montagnose, pendii), nell’emigrazione interna verso le città, verso il Nord, o nell’insufficienza alimentaria cronica. C’è da aspettarsi un considerevole numero di morti per fame nei prossimi decenni.

Il Land Grabbing

“Accaparramento della terra” è la traduzione in italiano. Chiamiamolo anche furto. Ci sono paesi in cui poche famiglie possiedono la grande maggioranza delle terre, dove fondi di investimento stranieri penetrano e si dedicano all’acquisto estensivo di terra per coltivare i cosiddetti “cash crops“, prodotti da esportazione: caffè, palma africana, banane, canna da zucchero, soia. Questi frutti della terra non vengono mangiati dalla popolazione impoverita, bensì esportati a vantaggio di una manciata di imprenditori. I contadini invece rimangono col salario da braccianti, esposti a ricatti e sfruttamento.

Negli ultimi anni il fenomeno si è intensificato nell’Indonesia, India, America Centrale e parti del Brasile dove, per il clima favorevole e per la pressione del prezzo del petrolio, diversi speculatori hanno individuato possibilità di guadagni legati al business dei biocombustibili.

Il sito grain.org è molto vicino alle condizioni contadine del Sud del mondo. Ha pubblicato delle schede su alcuni land grabbers, ovvero investitori del settore agricolo che più o meno consciamente, più o meno direttamante stanno perpetrando questa forma di violenza. Traduco e sintetizzo una di queste schede.

Jean-Claude Gandur examines a bronze figure of a youthful lad in oriental dress in Geneva

Jean Claude Gandur, proprietario di Addax Bioenergy

Nell’aprile del 2012 alcune comunità contadine della Sierra Leone, colpite dai grandi investimenti stranieri nelle loro terre, si sono riuniti in assemblee. Molti partecipanti hanno puntato il dito contro il megaprogetto di 10mila ettari a canna da zucchero effettuato da Addax Bioenergy, un’impresa che produce etanolo, il cui proprietario è il multimilionario svizzero Jean-Claude Gandur. “Siamo stati cacciati dalle nostre stesse terre senza indennizzo” spiega Zainab Sesay, donna e contadina. “Ora non ho più la terra, la fame ci sta uccidendo. Dobbiamo comprare riso per sopravvivere, perchè ora non lo possiamo più coltivare” indica un’altra donna sfollata dal progetto di Addax.

Nel suo ufficio di Ginevra, circondato da un’impressionante collezione di arte e antiquariato, Gandur racconta una storia diversa, spiegando che il progetto è conforme agli standard sociali ed ambientali definiti dalla Banca mondiale e l’Unione Europea. “È per questo che non mi sento in colpa, non sto facendo niente di immorale”, aggiunge.
Gandur ha costruito la sua fortuna, stimata in 2 miliardi di dollari, commerciando materie prime e comprando concessioni di petrolio in Nigeria ed altri paesi africani. Dal 2009 ha smesso di occuparsi di petrolio per dedicarsi al business delle terre agricole.

Per il suo primo grande progetto Gandur ha scelto la Serra Leone, paese devastato dalla guerra e dove la denutrizione infantile affama un terzo della popolazione. L’azienda non ha semplicemente preso possesso di 10mila ettari di terra e bosco – sostituendosi quindi alla produzione di alimenti – bensì ha anche privato dell’accesso all’acqua gli agricoltori a valle del fiume. La coltivazione della canna da zucchero impiegherà il 26% della portata del fiume più grande della Serra Leone durante la stagione secca.

Le previsioni del bilancio dell’azienda indicano degli utili annuali di circa 53 milioni di dollari, di cui solo il 2% verrà impiegato per pagare il salario degli oltre 2mila lavoratori mal pagati. La restante parte finirà in gran parte all’estero.

Questo articolo continua qui: Torneremo ad essere 500 milioni?

Note

  1. ‘Revista Territorios V, Monocultivos: la cara agraria del nuevo modelo extractivista en América Latina’, Guatemala City, IDEAR CONGCOOP, 2010.
  2. Kongsager, R. and Reenberg, A. (2012). Contemporary land-use transitions: The global oil palm expansion. GLP Report No. 4. GLP-IPO, Copenhagen.
Annunci

4 thoughts on “Il mondo tra vent’anni

  1. Pingback: Torneremo ad essere 500 milioni? | La Cucina Dei Briganti

  2. Pingback: Le classi geo-sociali più colpite | La Cucina Dei Briganti

  3. Pingback: Cause e conseguenze della deforestazione | La Cucina Dei Briganti

  4. “…Dal 2009 ha smesso di occuparsi di petrolio per dedicarsi al business delle terre agricole….”

    Un curriculum esemplare. Seppur deprecabile, le gesta del personaggio dovrebbero servire da monito a tutti noi.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...