Il mango scemo

Qualche tempo fa riflettevo con un amico a proposito di una percezione che avevo avuto mangiando frutta. Scrivevo:

Sento una differenza tra diversi frutti che ho mangiato ultimamente. Durante una permanenza in Venezuela, in una spiaggia vicina ad un bosco di cacao e alberi del pane, raccoglievamo quotidianamente i manghi che, a volte, costituivano l’unico cibo del pranzo o della colazione. Erano incredibilmente saporiti e ci davano un senso di sazietà per diverse ore.

mangos

Ci è anche successo di fermarci in una città con molti alberi ai bordi delle strade, molti di essi da frutto, un po’ come Managua, ma con le strade più larghe e le case più distanziate. Si trattava di Boa Vista. Anche lì raccoglievamo i manghi, ma non mi sembravano così dolci, nè sembravano avere lo stesso potere nutritivo.

Per cercare di spiegare questa differenza posso pensare a diverse ipotesi. Prima tra tutte che non si possono confrontare situazioni, luoghi e contesti così diversi. Non si può confrontare l’attività fisica della città con quella della spiaggia. Oltretutto con tutta probabilità si trattava di due varietà di mango differenti.

Eppure quest’esperienza mi ha fatto sorgere il dubbio che per parlare correttamente di nutrizione umana bisogna includere nel discorso anche la nutrizione della pianta ed il punto sono, ancora una volta, i microelementi: i manghi che crescono nella terra fertile del bosco, insieme ad altre piante ed insetti, crescono in un mix di nutrienti, in un suolo pieno di vita e forniscono più micronutrienti di quelli che crescono in città, in cui la metà della superficie è asfalto o case, ed il poco terreno che rimane è più che altro terra battuta, spoglia, non certo un bosco. Non c’è erba, nè ombra, non c’è vita – o biomassa. L’unico insetto presente sono le formiche, c’è poca biodiversità.

Uno dei principi della permacultura afferma che la ricchezza dei nutrienti è lì dove c’è la ricchezza della vita, e le zone più fertili sono quelle di confine tra due aree. Ad esempio: tra un bosco ed un campo coltivato, tra un campo coltivato ed una zona umida, ecc.

Pertanto anche la povertà del riso comune, che sazia per appena un paio d’ore, potrebbe essere dovuta non solo alla raffinazione, ma anche al modo in cui è stato coltivato: la monocoltura. La fertilizzazione artificiale fornisce spesso solo i tre macronutrienti principali (NPK), ma nessun fertilizzante può essere confrontato con la biodiversità del bosco, dove tutto muore e tutto torna a rinascere.

Così mi sorge anche il dubbio che le tabelle nutrizionali degli alimenti siano un po’ fittizie, che siano datate, e che dovrebbero essere aggiornate: se sono stati misurati i valori nutrizionali del riso “medio” degli anni ’70 questi valori devono essere cambiati parecchio perchè le piante di riso di quell’epoca non sono le stesse di oggi, e che ogni pianta cresce in un contesto diverso, e se la terra era povera di alcuni nutrienti, la pianta sarà cresciuta “denutrita” e così sarà anche il suo frutto.

Erano intuizioni, frutto di sensazioni, ipotesi probabilmente vere, ma non sostenute da nessuna prova scientifica oltre quella empirica soggettiva. Eppure mi spinsero a fare un po’ di ricerche e trovai quest’articolo tra l’agghiacciante, il sorprendente, il prevedibile ed il deprimente: “Dirt Poor: Have Fruits and Vegetables Become Less Nutritious?

L’articolo cita diverse pubblicazioni scientifiche (tra cui questa e questa). In breve il succo è: confrontando i dati storici dei valori nutrizionali di diversi frutti ed ortaggi con quelli di oggi si riscontrano delle diminuzioni anche pesanti relativamente ad alcuni micronutrienti.

Sulla stessa scia anche l’articolo di Milton già citato nella ricetta Leafy plate. Dopo aver menzionato i risultati di alcuni studi che confrontano i valori nutrizionali di alcuni frutti coltivati, riscontrandoli generalmente più bassi in micronutrienti dei corrispettivi frutti selvatici, aggiunge:

Questi ed altri studi comparati suggeriscono che, nell’insieme, le piante selvatiche commestibili, indipendentemente dalla localizzazione geografica, possono esibire dei valori maggiori, ed una variabilità interspecifica maggiore dei contenuti di alcuni minerali importanti, rispetto alle varietà coltivate.

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